news
 
  02.12.2002



Amianto: è ancora emergenza?


A dieci anni dalla messa al bando dell'amianto, sul territorio italiano ci sono ancora 2,5 miliardi di metri quadri di coperture di eternit, pari a 32 milioni di tonnellate di cemento amianto e molte tonnellate di amianto friabile, per un totale di amianto puro di circa 8 milioni di mc, di cui l’80% crisotilo e il 20% altri minerali. A fornire questa drammatica stima è il CNR, che, in occasione di un convegno organizzato nel decennale della legge 257, lancia un grido di allarme: l'amianto non è un problema risolto. Greci e romani ne facevano abbondante uso, ignorandone la pericolosità. Quando ancora non se conoscevano le conseguenze dannose, l’amianto è stato usato in maniera indiscriminata: basti pensare che entra nella composizione di oltre 3000 prodotti, alcuni di uso molto comune come tramezzi, tetti, condutture di acqua potabile, intercapedini e stucchi, mastici, sigillanti, pasticche dei freni, corde e tessuti. Una situazione che coinvolge tutto il territorio nazionale, con punte in Piemonte (regione che ha registrato negli anni la maggiore produzione europea di amianto) e in Val d’Aosta, così come in molti poli industriali delle grandi città e in quelli dismessi dove esistevano impianti della Società ETERNIT. Sulla nocività di questo materiale "incorruttibile, inestinguibile e resistente al fuoco" non ci sono più dubbi. La pericolosità dell’amianto dipende dal grado di libertà delle fibre, ossia dalla capacità dei materiali di rilasciare fibre potenzialmente inalabili; la presenza in sé dell’amianto, infatti, non è necessariamente pericolosa, lo diventa qualora le fibre vengano sprigionate nell’aria, per effetto di qualsiasi sollecitazione (manipolazione/lavorazione, vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni di umidità etc.). Gli effetti nocivi che si manifestano a seguito dell’inalazione di amianto sono dovuti all’instaurazione di meccanismi patogenetici di natura irritativa, degenerativa, cancerogena. "A 10 anni dalla approvazione delle legge 257/92 – spiega Anna Marabini, coordinatrice della Commissione Nazionale Amianto – la situazione è ancora a rischio. L’amianto ha infatti determinato un forte incremento delle malattie respiratorie quali asbestosi, mesotelioma pleurico e carcinoma, polmonari e bronchiali: questi ultimi, in particolare sono oltre 1500/anno e si presume aumenteranno fino a 20-30.000 nei prossimi cinque anni tra le persone precedentemente esposte nell’ambiente di lavoro o nell’ambiente di vita". "A 10 anni dalla approvazione delle legge 257/92 – spiega Anna Marabini, coordinatrice della Commissione Nazionale Amianto – la situazione è ancora a rischio. L’amianto ha infatti determinato un forte incremento delle malattie respiratorie quali asbestosi, mesotelioma pleurico e carcinoma, polmonari e bronchiali: questi ultimi, in particolare sono oltre 1500/anno e si presume aumenteranno fino a 20-30.000 nei prossimi cinque anni tra le persone precedentemente esposte nell’ambiente di lavoro o nell’ambiente di vita". Sulla base di queste considerazioni, oltre alla Legge 257/92, che vieta nel nostro paese l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, sono stati emanati alcuni decreti e circolari applicative con l'obiettivo di gestire il potenziale pericolo derivato dalla presenza di amianto negli edifici, manufatti e coperture. La messa al bando dell’utilizzo delle fibre naturali di amianto ha determinato che oggi solo gli operatori addetti allo smaltimento dei prodotti contenenti asbesto o alla bonifica degli ambienti, in cui è stato applicato, risultano professionalmente esposti.


  Archivio news

02.12.2002
Amianto: è ancora emergenza?


02.12.2002
I rischi dell’amianto


Giugno 2006
Aprile 2006
Marzo 2006
Febbraio 2006
Gennaio 2006
Dicembre 2005
Novembre 2005
Ottobre 2005
Settembre 2005
Luglio 2005
Giugno 2005
Maggio 2005
Aprile 2005
Marzo 2005
Febbraio 2005
Gennaio 2005
Dicembre 2004
Novembre 2004
Ottobre 2004
Giugno 2004
Aprile 2004
Gennaio 2004
Dicembre 2002
Gennaio 2002
Settembre 2001